Che fatica essere giovani

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Come esordire? Sappiamo benissimo che non tutto il mondo è paese, certo ognuno ha le sue problematiche, e infatti molto spesso, quando scoppia qualche scandalo o quando una situazione si esaspera, esce fuori che la frase viene rovesciata. Vi risulta? “Eh ma tanto gira gira, tutto il mondo è paese”, intendendo che i problemi ci sono dappertutto e che i delinquenti e i disonesti, non hanno colore o nazionalità alcuna a distinguerli. 

Ovviamente è tutto vero e giusto, ma perché allora io dico che, non tutto il mondo è paese?
Perché se vivi in Italia oggi e hai trent’anni o giù di lì, mica hai le stesse condizioni e le stesse opportunità dei tuoi coetanei in altre parti del globo. Lapalissiano è che hai anche molti privilegi, se paragonati alla parte più povera e meno sviluppata di questo maltrattato pianeta chiamato Terra, ma se guardiamo a chi apparentemente almeno sta meglio, sognando quei livelli di benessere a cui tanto alludiamo, non siamo messi poi così bene.
Se una metropoli come Londra, capitale e simbolo dell’Inghilterra, ma io direi di tutto il Regno Unito, conta più di 500000mila italiani, allora c’è da preoccuparsi. Perché?
I più ottimisti dicono che se tutti questi giovani vanno a farsi le ossa all’estero, ne guadagnerà solo la madre patria, che potrà così servirsi di connazionali che ritornano con più conoscenze, più esperienze, più padronanze di lingue e mondi e quindi più completi come uomini e donne. C’è solo un piccolo quesito da porsi: se a Londra o in un’altra città non italiana, si sta così bene, chi garantisce a noi che questi giovani un giorno torneranno a casa? Chi? Ridimensionando il tutto, vorrei traslare questa riflessione al nostro territorio forse bistrattato, ma ancora forte e con alcune possibilità di salvezza: le Marche, il fermano, i Sibillini. Si parla tanto di unioni di comuni, di soldi e possibilità che si andrebbero così a creare, evitando un apparentamento che è solo questione di anni, vista la forzatura economico-politica, cui stiamo andando incontro dettata dalla crisi o forse più semplicemente, dalla scarsità delle risorse mal gestite negli ultimi decenni. Se si fanno questi ragionamenti, che alle nostre latitudini da buoni conservatori quali siamo, risultano difficili da digerire, è evidente che ci sono vari problemi da affrontare. Abitare il mondo significa rapportarsi con esso, con quanto è in grado di darci e noi di ricevere. Il quesito fondamentale a questo punto, diventa: siamo ancora in grado di ricevere? Chi si sta occupando dell’annosa situazione che sembra profilarsi all’orizzonte del 2018, nella zona industriale di Comunanza, laddove una nota azienda ha in programma di smobilitare lo stabilimento e mandare a casa intere famiglie? Già ora sta lavorando a regime contenuto. Chi ne sta prendendo atto e sta cercando una soluzione? Parlando con un amandolese che lavora a Fermo, abbiamo concordato che per svegliare le coscienze sopite e addormentate, è opportuno cominciare ad interessare e coinvolgere quei “pochi” giovani valorosi, che resistono alle sirene del magnanimo estero. Bisognerebbe parlare di opportunità, di valori, di etica, di mondo. Dopo bisognerebbe concedere fiducia e fornire spazio. Ci vorrebbe la filosofia in un linguaggio accessibile, nei luoghi della quotidianità.
Ma quanto è faticoso essere giovani oggi?

 SPIRITO LIBERO

Cresceva in me una sensazione,
potenza che si staglia nella vita.
Alle mie orecchie un suono,
sembrava un canto ma non lo era.
Discutevo col vento,
mio appassionato compagno di avventura.
Quanto era forte la sua voce,
quanto era accattivante.
Lo sentivo mormorarmi nelle orecchie,
mi sussurrava parole dolci.
Irti davanti a me quei monti che cullavano la mia giovinezza,
mi facevano l’occhiolino.
Amavo essere libero.



Marco Squarcia


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