Alunni e prof. gettano la maschera al teatro

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Pienone al teatro la Fenice per Face Off, lo spettacolo allestito dalle seconde medie di Amandola e Montefortino, andato in scena l’11 e il 12 giugno.

Un successo ben meritato, considerando l’impegno con il quale i ragazzi hanno contribuito a mettere in scena innanzitutto loro stessi, gettando quelle maschere che tutti noi costruiamo sin dall’infanzia pur di sentirci amati.

Entrata nell’Istituto comprensivo amandolese come strategia di apprendimento inclusivo, grazie alla mediazione del dirigente scolastico Maura Ghezzi, l’esperienza teatrale offre agli studenti l’occasione di cimentarsi non solo con la recitazione, ma anche con la realizzazione delle scenografie, delle coreografie e poi i costumi, effetti sonori e luci, in questo modo, tutti si sentono coinvolti e il risultato si è visto lo scorso fine settimana nel teatro cittadino.

L’arte scenica è utilizzata già dalla prima media e spinge i ragazzi a una più virtuosa interazione tra cervello, corpo ed emozioni. A formare i ragazzi in questo percorso, la scuola ha chiamato l’esperta teatrale Alberta Fanini. A lei è stato affidato il ruolo di aiutarli a capire chi sono; perché chi sa chi è, possiede il mondo, non importuna l’altro, è sazio di sé.

Nel cammino di auto-consapevolezza, sono stati coinvolti anche le famiglie e i docenti, in particolare, per la prima volta hanno recitato con gli alunni anche il prof. Vincenzo Pasquali e alcuni collaboratori del personale non docente, come Giovanni, che ha ricevuto i maggiori applausi e poi anche alcuni esponenti dell’Associazione teatrale Os Aridum.

Come documento della partecipazione, condivisione e passione degli insegnanti coinvolti, nonché modello di scuola realmente inclusiva, proponiamo una lettera scritta da un’insegnante alla fine dello spettacolo teatrale.

Lettera….di una professoressa

(scritta alle ore 23, dopo la “ prima” del teatro)

 

Ce l’avete fatta….

Avete imparato a stare più attenti, a non giocherellare di continuo col telefonino, ad affrontare la paura di uscire sulla scena, a resistere quando le prove andavano male, a non darsi per vinti.

Avete imparato che l’identità si costruisce piano piano, come la rappresentazione di questa sera….che ognuno porta le sue maschere…. Alcune le possiamo togliere, altre resteranno a lungo….ma è bello crescere e scoprirsi sempre nuovi e diversi.

Stasera ognuno, andando a casa porterà con sé il ricordo di un gruppo classe un po’ confusionario che, però, ce l’ha fatta …. Ci sono stati degli ostacoli, degli intoppi (tempi, malattie, ritardi) ma, nonostante tutto, il progetto è stato concluso…. Ce l’abbiamo fatta…. Ce l’avete fatta…. E, se ce l’avete fatta voi, ce la faranno anche altri compagni in difficoltà, come voi.

Tre anni fa la prof.ssa Spreca ha detto del teatro su Manzoni: “è stato un miracolo”, ma stasera la stessa prof. vedendovi così trasformati ha esclamato commossa “un miracolo e mezzo”. Credo sia stato, tra i tanti, il più bel complimento, vero e autentico (e non di cortesia) al vostro lavoro.

Stasera avete imparato che si può ridere e divertirsi sulle nostre maschere, che quello che si vede all’apparenza è una piccola superficie del nucleo vero che sta nel profondo di ognuno di noi e che è necessaria tutta la vita, spesso, per riconoscerlo.

Voi siete all’inizio!

Tutti gli sforzi della scuola, della famiglia, del teatro dovrebbero tendere ad un unico scopo…. Aiutarvi a capire chi siete, chi ci riesce presto è un grande fortunato.

Chi sa chi è, possiede il mondo

Non importuna l’altro, perché

È sazio di se stesso.

Ognuno di voi, andando a casa, stasera, porterà con sé anche l’immagine di Alberta (la regista) una donna forte, libera, autentica, ricca di vita, che, nonostante i guai, ha voluto continuare, per l’amore che la lega a voi. Una donna che crede nei ragazzi, che lavora per voi….

Quando si lavora insieme c’è sempre uno scambio di elementi…. Stasera la forza di Alberta è un po’ anche vostra. Ve la dona in qualche modo nel teatro.

Questo è teatro

Il teatro è passione

È scuola di vita

Poco conta se avete sbagliato la parte. Avete imparato a resistere, a tirar fuori la grinta, a vincere le timidezze. Sono orgogliosa di questa attività. Sono vivamente grata al prof. Paternesi che ci ha creduto e ci sostiene con la sua delicata autorevolezza…. Alla prof. Biagioli, sempre pronta ad aiutare e a dare il cambio se tu dovevi correre a ritrovare qualcuno che si era perso….alla prof. Virgili, nascosta dietro le quinte, che, come per incanto, ti passa tra le mani un copione quando sei nel panico perché il tuo è scomparso, e ti chiedi come cavolo fa ad avere sempre in mano l’oggetto che ti serve e sulla bocca la parola che ti incoraggia. E che dire del prof. Pasquali che, a detta di Mattia, non aveva studiato proprio per niente la sua parte e se la leggeva (unico a cui Alberta lo permetteva) bella nascosta dietro al registro.

La bellezza che ho visto a teatro è anche questa: è una SQUADRA che lavora in gruppo, non per emergere uno sull’altro, ma solo per VINCERE TUTTI INSIEME.

Ho visto, stasera anche la soddisfazione nei vostri sguardi, l’esultanza finale dopo la chiusura del sipario e l’ASSALTO un po’ sfrenato ad Alberta, tutti addosso per toccarla, abbracciarla, urlarle la gioia, un po’ come fa una squadra di calcio dopo una bella e meritata vittoria.

 C’è un ultimo aspetto prezioso del teatro che vorrei sottolineare. Sapete bene quante piccole gelosie “circolano” tra i banchi di scuola. Se, a teatro, c’è stata qualche gelosia iniziale (perché la parte più lunga a lei e non a me?) alla fine si è trasformata (la magia del teatro!) nel sostegno di tutti proprio a quel compagno con la parte più lunga perché, a teatro, si impara che ogni parte è utile al TUTTO e che, se un minimo aspetto non funziona, è la messa in scena finale che non funzionerà. Questa “magia” non appare durante le prove ma solo negli ultimissimi giorni; Alberta lo sa bene e non si demoralizza quando tutto va storto. Quando invece si accende la luce della magia, ognuno dimentica se stesso e quello che conta è L’INTRECCIO delle PARTI in un TUTTO ARMONICO.

Io sono grata a ognuno di voi, ai quelli più visibili (gli attori) e a quelli invisibili (i tecnici, i direttori di scena, i suggeritori). Ruoli nascosti ma preziosi. Nel teatro si impara che anche chi non si mostra sulla scena è prezioso per la buona riuscita. Tenetevi caro questo apprendimento per la vostra vita! Come in un concerto avete suonato, ognuno il suo strumento, ogni tanto stonato (ho in mente Mattia che, a scena aperta, mi inviava occhiate furtive, tutto preoccupato per le battute perse del prof. Pasquali) ma, alla fine, tutti gli strumenti hanno in qualche modo funzionato e la melodia delle vostre note resterà per sempre nei miei ricordi più belli.

E se per caso domani vi passerà per la testa il solito pensiero triste che viene a farvi visita tutti i giorni, chiudete gli occhi e ricreate nella mente la scena di Giovanni, accolto con un’esplosione di applausi e risate… Giovanni, sculettando e fischiettando le note del motivetto “il ponte sul fiume Kwai”, farà sparire ogni triste pensiero dalle vostre menti.

Grazie anche ai vostri genitori che non avete voluto sulla scena (vicinanze troppo pericolose) ma che, a distanza di sicurezza vi hanno sostenuto e ci hanno aiutato. Ora non li vedete bene, il vostro sguardo si è come offuscato dietro alle lenti della turbolenta preadolescenza, ma sono lì, sono lì dietro a voi e ASPETTANO con pazienza, con tanta pazienza che i piccoli semi da loro piantati crescano e diventino la ROSA del loro TRIONFO (ricordate la poesia “bambino”, di A. Merini?). Aspettano con la consapevolezza di chi sa che l’AMORE più GRANDE si mostra quando si sa ASPETTARE un figlio che si allontana, ma anche con la certezza di sapere che ALTRI ADULTI (significativi per loro) li circondano, li proteggono nel delicato cammino di questi anni burrascosi. Questa è la scuola dei miei sogni, capace di insegnare educando, capace di far crescere facendo appassionare. Questa è la scuola che anche io voglio, per cui vale la pena, anche per me, lottare ogni giorno, accanto ai colleghi che ci credono, come me.

E quando la vostra esistenza, forse, vacillerà, piccoli uomini e piccole donne di domani, avrete dentro di voi il ricordo di come si fa a non darsi per vinti, come si fa a resistere per farcela, resistere per VINCERE nel lungo e complesso TEATRO della vita.

 

La vostra insegnante di italiano

Maria Luisa (pardon! Misa) Leombruni


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